
Un viaggio lungo, ma meno lungo di tante altre donne, fatto di lacrime e sorrisi che si riaccendono.
È tardo pomeriggio del 22/09/2026 e i doloretti alla schiena, accompagnati dalle Braxton Hics non mi lasciavano stare da giorni e giorni. Eppure quel 22/9 continuavo ad avere sentori.
Verso le 18:00 di sera mi sembravano fossero più intensi e frequenti tanto da monitorare qualche contrazione, ma erano completamente irregolari e passavano tra loro 30 minuti, a volte 40 e a volte 20.
Alle 21:30 metto a letto Leo, ma l’inquietudine mi attanagliava, mi provo a sdraiare per riposare ma i doloretti non danno tregua e continuo a monitorare sull’app, che segna comunque contrazioni in 20 minuti circa, sempre irregolari. Eppure mi sembravano più dolorosi e intensi…
Fuori mi accorgo che c’è vento e mi tornano in mente le parole di una ostetrica che mi disse una volta: “Notte di vento, si rompono le acque. “
E quella notte entravamo anche nell’equinozio d’autunno.
Leo si sveglia intorno le 23 piangendo che vuole starmi abbracciato e così finisce nel lettone. Forse lo sapeva…
Non chiudo occhio, mi alzo più volte dopo la mezzanotte dolorante, ma non so cosa pensare…
Arrivano le 3:00, Matteo mi sente lamentare e mi chiede se sto bene nel sonno, perché me ne arriva una fortina e mi sveglio di soprassalto con un solo pensiero: eh no, ci siamo, questa è troppo forte!
Mi alzo di botto e vado in soggiorno… e me ne arriva un’altra, sentita bene anche in piedi e alle 3:26 chiamo mia mamma: vieni, le ho ogni 10-15 minuti!
Alle 04:00 sveglio Matteo, che mica aveva capito che era il momento! Povero, non ce la possono fare i nostri uomini…!
Passo l’attesa con un solo pensiero: Leo dorme nel nostro lettone e io lo saluterò solo con un bacio nel suo sonno… si sveglierà senza la sua mamma. Piango come una cretina perché devo lasciarlo.
Alle 4:30 arriva mia mamma, con contrazioni ogni 5 minuti!! Panico!
Appena entra in casa tempo 5 minuti sono in macchina, dopo aver salutato Leo tra le lacrime e preso la borsa.
Altri pochi minuti e boom, contrazioni più dolorose ogni 4 minuti… ospedale a 30 minuti. E ci becchiamo anche la sorpresa: autostrada con svincolo per Varese chiusa per lavori!!!!!!
NON È POSSIBILEEEEEEEEEEEEEE!!!! Abbiamo dovuto fare una deviazione allungando di circa 10 minuti, dietro a tir e gente che guidava ovviamente a 50 km/h con me che sbraitavo di levarsi tutti dalle palle.
Con imprecazioni arriviamo all’ospedale alle 5:15 circa e salgo in reparto: alla visita dilatata 3 cm e sala parto diretta.
Beh da qua posso dire che sia andata come con Leo… fino a 7 cm ho retto bene, certo urlavo ma urla contenute. Ho rifiutato epidurale e l’ostetrica mi ha offerto del gas che non so che compito dovesse avere -alleviare un po’ il dolore- ma a me faceva acqua di rose.
Arrivata a 8 cm il mio corpo prevede evidentemente il bornout!!! Sono diventata un diavolo, urlando ogni cosa a quella povera ostetrica: “No, basta!”, “Fallo uscire”, “Mamma, aiuto!” (non nel senso di mamma, ma tipo porca miseria, aiuto), “Non ce la faccio” e non so cosa d’altro! Ah, si, anche “fatemi l’epidurale” e quella povera anima mi ha guardato dicendomi che stava uscendo ormai e non aveva senso.
Matteo sempre presente a coccolarmi e tranquillizzarmi ma non ce la facevo. Ero così spaventata…
E poi ho iniziato con le spinte, dapprima timide… poi più forti e sentivo uscire qualcosa di enorme, proprio come quando si fa la cacca… ed è sbucata la testa! Porca vacca che bruciore immenso!!! Il famoso cerchio di fuoco, degno del suo nome. Soprattutto quando la testa è tutta fuori e tu ti senti quella palla gigantesca tra le gambe e non capisci più niente!
Iperventilavo, avevo paura. Paura di quel dolore, dell’ignoto, di quanto ancora potesse durare, di quando potesse ancora fare più male, che ci succedesse qualcosa.
Finchè non so come, in qualche modo, sono riuscita a calmarmi un attimo e ad ogni contrazione spingevo, rendendomi conto che se lo facevo il dolore diminuiva! Forse una magia del nostro corpo per aiutarci alla fine.
Tre spinte di potenza e ho sentito il suo corpicino uscire da me. L’hanno alzata escalamando “guarda mamma, guarda com’è bella” e me l’hanno messa sul petto.
Isabel è nata alle 9:34 del primo giorno d’Autunno, tra il profumo di castagne e di foglie secche che cadono dagli alberi.

Piangeva e io dopo aver tirato il fiato e essermi riconnessa ho sentito un’esplosione d’amore. Era lì tra le mie braccia, davvero bellissima… e dopo qualche istante sul mio petto lei mi ha percepito e quel pianto disperato si è trasformato in una debole nenia.
Si è calmata ed è rimasta accoccolata, mentre io e Matteo la guardavamo innamorati.
Mi hanno dato qualche punto, 4 perianali e un paio sempre esterni da altre parti… nulla di che.
Dopo un po’ Isabel ha iniziato a muoversi sul mio petto e … ha cercato il seno. Si è attaccata subito, facendomi morire d’amore e stupore. Che forza questa piccolina di 2.490 kg!
E qui ha inizio un altro viaggio….
Posso dire col senno di poi che nel dolore (e meno male che ho finito) è stato un parto stupendo.
Ho avuto solo un piccolo “incidente” post parto, nel senso che da quando mi sono rialzata in sala parto e per circa 3 giorni non riuscivo a respirare bene a causa dell’irrigidimento muscolare e della pressione degli organi che tornavano in sede. Se stavo in piedi o parlavo andavo in iperventilazione. E’ migliorato gradualmente dal giorno dopo il parto. Ovviamente dolori ovunque muscolari per lo sforzo, ma si sa.
Non posso lamentarmi di come sia andata e di come mi sia rimessa velocemente rispetto a Leo. Certo sono ancora un po’ provata, ho ancora qualche dolore e riesco a fare passeggiate brevi perché sento come un “peso” fastidioso là sotto. Ma auspico anche questo passerà in altri pochi giorni.
Io non posso che ringraziare tutte voi, che mi avete accompagnata in questo percorso della maternità.
Un libro che non ha una fine ma cambia solo capitolo.

E auguro a chiunque legga, o abbia seguito la mia storia, di poterlo vivere.
Non importa l’attesa. Conta solo dove arriviamo.


